Esistono fiumi, o tratti di essi, che si presentano difficili sia per le condizioni di portata di acqua sia per la presenza di ostacoli sommersi, rendendoli quasi impossibili a una tecnica tradizionale.
Un differente approccio di pesca, può portare ad affrontare tratti d'acqua a prima vista improponibili ma al tempo stesso essere anche selettivo per la specie ittica da noi cercata, creando le basi a risultati eccezionali.
Io e il mio amico Gioacchini Franco ci siamo domandati per molti anni se esistesse la possibilità di rendere il Barbel Fishing una tecnica pura, distaccata dal consueto ledgering e rivolta alla ricerca e cattura in modo selettivo del solo barbo di taglia record ( incredibile combattente e avversario di lotte entusiasmanti ). Esiste un approccio di pesca tipicamente inglese basato sulla ricerca delle prede e dell'esca che però mal si adatta all'esigenze dei nostri imponenti fiumi continentali; arrivati a questa conclusione e dopo aver studiato nei minimi dettagli le attrezzature, le esche, i comportamenti e gli spot specifici per il barbo, dove senza timore possiamo dire di essere i stati i primi ad avvicinarci, siamo giunti a credere che per ottenere grandi risultati le attrezzature disponibili sul mercato erano e sono veramente ben poche e fragili, essendo più che evidente che i barbi, soprattutto gli esemplari più grandi, si ritrovino in mezzo a correnti vorticose Il nocciolo della questione è proprio questo: per la ricerca degli esemplari più belli dobbiamo andare ad insidiarli la dove essi si cibano e stazionano, altrimenti ci dobbiamo accontentare delle...briciole.
L'affrontare le forti correnti centrali di un grande fiume impetuoso, senza sembrare drastici, ci appare altamente impossibile utilizzando le normali attrezzature da ledgering oggi in commercio in Italia, a partire dalle canne e l'utilizzo di monofili o trecce di basso libraggio, per finire sull'utilizzo di pasturatori non idonei alla pesca nella "zona barbo". Per i risultati che volevamo ottenere abbiamo dovuto prendere di "petto" il fiume, pescando con un ledgering "estremo", termine che in questo contesto non ci sembra affatto azzardato. Ed è proprio da queste basi e dalla nostre precedenti esperienze che è nata la nostra tecnica, un connubio tra diverse specialità che ci ha portato negli anni, passando tra delusioni e meritate soddisfazioni, a giungere a poter elencare i concetti fondamentali del barbel fishing nostrano; e poco importa che siate alla ricerca del numero di prede o dell'esemplare record, pescando in questo modo potrete raggiungere ambedue gli obbiettivi.
A questo punto passiamo in rassegna la tecnica e l'attrezzatura che noi riteniamo essere essenziale per un barb angler che si rispetti:
Le Canne: devono essere di misura che può oscillare dai m. 3,60 ai m. 4,20 , con una potenza di lancio che arrivi a sfiorare o sforare i gr. 250 . La lunghezza è importantissima per avere una grande manovrabilità,più l'attrezzo sarà corto maggiore sarà la facilità di utilizzo, inoltre più essa sarà imponente più si accresce la distanza tra il fulcro della nostra forza, cioè la zona del mulinello, e il vettino della canna, causando un aumento della forza che dobbiamo imprimere all'attrezzo durante il recupero delle prede dal centro della corrente; e se questo si verifica in una giornata pescosa può rendere faticoso il nostro "lavoro". La potenza di lancio è essenziale, in quanto dobbiamo poter lanciare pasturatori del peso variabile tra i 120 e 240 gr.

I Mulinelli e le Madre lenze:devono essere con baitrunner e di grosse dimensioni, dato che dobbiamo poter caricare circa m. 250 di fluorocarbon 100% di circa 25 lb ( diametro che può andare da un 0,36 a uno 0,40 ). Vi chiederete perché usare il fluorocarbon? Perché esso associa in maniera inarrivabile la minima rifrazione nell'acqua e la grande resistenza all'abrasione,caratteristiche essenziali per lo spot ideale del barbo, che solitamente è caratterizzato dalla presenza di ostacoli sommersi come sassi, rocce e quant'altro. Inoltre questi diametri rendono possibile l'utilizzo di pasturatori adeguati allo spot da noi ricercato. Molti pescatori tradizionali usano trecciati in bobina che hanno si molti vantaggi, ma che al minimo contatto con una superficie tagliente vanno incontro a rotture a dir poco imbarazzanti.
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I Pasturatori: nei vari anni di esperienza fatti pescando prettamente nella Drava, fiume austriaco situato in Carinzia, ma non disdegnando neanche sortite in fiumi nostrani quali il Po su tutti, ha fatto nascere e in seguito partorire una grandiosa idea al mio amico Franco Gioacchini, un grande esperto di manodopera artigianale: un pasturatore che ci permettesse di pescare nel bel mezzo di una forte corrente. Questo non era possibile farlo con i dispositivi ieri e oggi in commercio per tre motivi: le loro dimensioni, il fatto che tutti sono derivati vincolando la nostra madre lenza ad un elevato peso ed infine perché sono mancanti degli spyke. Tutti questi difetti sono stati eliminati nel nostro prodotto rendendolo assolutamente "di un'altra categoria". Oltre che per il peso al di fuori del comune, la presenza degli spyke garantisce ancor più stabilità al nostro pasturatore e in caso di incaglio durante la fase di recupero o all'inizio di essa, sia su melma che su sassi o rocce, gli spyke sono dotati di un sistema auto sganciante, che facilita il recupero della lenza. Tutte queste caratteristiche fanno si che con il nostro prodotto è possibile rimanere ancorati al fondo in luoghi assolutamente inaccessibili ad un normale pasturatore, rendendolo così unico e inarrivabile. Difatti l'approccio vincente alla pesca al barbo non è l'adattarsi a "sua maestà il fiume" con l'utilizzo delle attrezzature convenzionali, ma la possibilità di andare nello spot più impegnativo e cioè dove gli esemplari più grandi, da noi ricercati, stazionano alla ricerca del cibo.
Rod Pod: un accorgimento importante per pescare in acque dotate di forte corrente è quello di posizionare le canne in modo alquanto differente dalla normale tradizione del ledgering; queste vanno mantenute con i vettini quanto più possibile puntati verso il cielo, per allontanare al massimo il punto di ingresso del filo in acqua riducendo la quantità di lenza sottoposta alla pressione della corrente : eviteremo in tal modo il fastidioso rotolamento del pasturatore che può causare lo spostamento dell'esca dalla zona di pasturazione. Quindi il nostro il nostro pod deve essere con quattro punti d'appoggio, con regolazioni infinite e molto stabile vista la pressione a cui verrà sottoposto.

Terminale: esso è quanto di più semplice si possa concepire; risulta molto simile ai finali utilizzati nel carpfishing dimenticando completamente le finezze che la tradizione del ledgering in passato ci ha insegnato. Per questo il terminale da noi utilizzato è molto corto con 2/3 di rig-tube ( da 1 o 1,5 mm ) il quale irrigidendo il finale evita i fastidiosi aggrovigliamenti con gli spyke del pasturatore durante la fase di lancio; il collegamento con la madre lenza va fatto con una girella di misura variabile tra il n° 6 e il n°8 con il consiglio di inserire una perlina salvanodo ad ogiva ( bullet buffer beads ) tra essa e il pasturatore permettendo così al pasturatore che permetterà il libero scorrere del feeder sulla nostra lenza. Per quanto riguarda le dimensioni del terminale siamo propensi ad utilizzare, anche in questo caso, monofili in fluorocarbon 100% da 20 o 25 libbre.
L'amo: deve essere grande, robusto e di forma autoferrante, per permettere una forte e affidabile tenuta durante i prolungati e difficoltosi combattimenti ai quali il nostro avversario ci ha abituato; inoltre deve permettere di innescare bigattini senza provocare la loro esplosione; per questo noi consigliamo ami che variano dal numero 4 al numero 8, secondo la ditta produttrice, con gambo corto e occhiello, legati tramite un semplice nodo-non nodo.
Per concludere questa breve e veloce ma esaustiva carrellata sulla nostra tecnica crediamo di poter affermare con sicurezza la validità di quanto esposto, sia per la cattura di numerosi esemplari over 3,500 kg. con puntate anche intorno ai 5,000 kg, che potrete trovare nella nostra galleria, sia per la dedizione che abbiamo dimostrato negli anni verso questo magnifico ciprinide. Noi pensiamo che quanto esposto sia applicabile con risultati finora mai raggiunti anche a fiumi nostrani, quali Adige, Po, Adda, Tevere, ecc...inoltre, come all'inizio scritto, nelle nostre varie sedute di pesca sul Po in vari spot dove altri ledgerman non potevano pescare abbiamo raggiunto risultati straordinari: uno su tutti 150 barbi in due giorni, nelle vicinanze di Isola Serafini effettuati da me e dal Sig. Gioacchini Franco utilizzando una sola canna a testa.
Cardella Patrizio
Guarda le immagini tratte dallo speciale di Riccardo Galigani girato nell'ottobre 2007
